Mr.TURNER | Mike Leigh

William+Turner+-+Flint+Castle+

ll film su William Turner. Un altro biopic (The imitation game, Big Eyes, La teoria del tutto, solo per citare quelli in sala) della stagione cinematografica. Ma sicuramente il più intimo, monumentale (forse un po’ pedante), 150 minuti, realistico come la sua pittura.

Naturalmente suggestive le inquadrature paesaggistiche, imponenti, dolci e forti nello stesso tempo. Mike Leigh, regista e sceneggiatore si concentra sugli ultimi anni di vita del celebre pittore raccontandone i difficili contrasti tra la sfera sociale e pubblica (i rapporti con i critici e l’Accademia) e quella privata, intima: il rapporto con il padre e le sue mogli e amanti. Anzi, un’amante.

La fedele “damigella” su cui Leigh indugia a lungo seppur in una sorta di dietro le quinte. Un personaggio che mi ha molto colpito. L’unico presente dall’inizio alla fine del film (l’ultima inquadratura chiude guarda caso su di lei).

Figura apparentemente in ombra, la donna è completamente sottomessa al suo padrone/amante verso il quale nutre una forma di amore/dedizione silenziosa (fatta di sguardi bassi e piccoli gesti servili e affettuosi) assoluta ma distruttiva. La misteriosa malattia di cui è affetta, chiaramente visibile sulla sua pelle, aumenta inesorabilmente quanto più ci si avvicina alla fine del film.

La damigella sembra racchiuda non solo le contraddizioni di Turner stesso: amore/distruzione, dedizione totale/indifferenza (dedizione: quella che Turner ha per la sua pittura, indifferenza, quella che il pittore nutre nei confronti delle sue figlie e della sua prima moglie, gli affetti più intimi quindi; indifferenza che manifesta anche la damigella nei confronti di stessa, una creatura che esiste solo per servire il suo padrone/amante e nulla fa per alleviare la sua malattia) ma che sia anche una sorta di metronomo della vita che scorre.

La sua malattia progredisce inesorabile fino alla quasi invalidità, come le albe e i tramonti dipinti da Turner ossessionato dalla ricerca della rappresentazione perfetta (l’amore è anche ossessione?) scandiscono lo scorrere della vita e del tempo.

 

Fino alla morte. La vita, dunque. Eros e Thanatos.

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