E la luce disse…

Mi hai guardata. Hai addolcito il tono della voce sciolto in una sorta di infelicità. Hai detto cose che non ricordo. Follia è una parola. Intrecciata in quel firmamento nero dei giorni senza di te. Mi hai ascoltata in silenzio. I tuoi occhi dicevano ti amo ma io non sono.

Certe volte parlare insieme era difficile come morire. Salendo dalla terra arrivava il sole. La mattina era oro nelle mani. La luce mi impediva di vedere. Era schermo bianco ossa in cui guardarsi. E chiamarsi.

Ma lungo i confini di onice e ciglia spezzate non è consentito sostare. Ho lasciato la nostra terra di sabbia e di rose, dopo aver depositato fango e costruito isole di fuoco. Ho attraversato antichi teatri e giù fino all’Ade cantando ogni lingua straniera conosciuta. Ho raccolto icone spezzate, piume di cristallo e versi deformi.

Ho dimenticato chi ero.

Ho sotterrato lune di oro rosa ed esplorato caverne di metallo. Ho ucciso cavalli alati e pianto cristelli di sale, ho amato pietre di rubino rubate al cielo e coltivato rose di nessuno, ho rincorso forme di ghiaccio e illuminato pozzi così profondi da non essere mai esistiti, così dicevano alcuni (forse nelle favole, e invece …).

E tu? Cosa hai fatto tu?

Ti guardo, ancora. Sei impallidito leggermente. E là, intorno alla bocca, verde di rame e rosso di qualcosa che arriva da lontano. Sangue dalla ferita di un tritone di smeraldo, forse. Ti ripari come quando si leva improvviso il vento di ponente.  E chiedi storie avvolte da fili d’argento, mutevoli come la luna.

Restiamo in silenzio, di nuovo.

Questo viaggio di noi,

avvolto da carta bianca come un uccello sulla neve,

preghiere di sabbia e profumo di iris.

 

Sorridi. Silenzio. Ti chiedo a cosa credi. Credo a tutto ciò che dici, rispondi, credo a ciò che sei e non sei. Credo alle tue sciocchezze, alle tue mani che giocano con la polvere, e ai tuoi silenzi gettati nella luce. Alla tua sublime sincerità in questo mondo di caos. Credo anche a questo. Sei la la felicità al contrario, quella di una ferita inflitta in pieno giorno. Quando vorresti che finisse il sole e il mare ti concede la marea perfetta che aiuta a venire al mondo.

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