Arcipelago di stelle

Hai tirato le tende, lungo il muro giallo.

Hai spento la luce e con la schiena al nero della notte hai lasciato quel mare muto come l’ambra. Tiri a te i fili delle stelle e leghi mani e piedi. La terra sembra ignara ma non lo è. Canti silenti di sirene sussurrano sortilegi e coralli purpurei.

Così è l’amore, forse? Di qua e di là c’è l’oro e l’argento. Si fondono nella coppa del ventre e sgorgano come lava lucente. Fuoco greco di velieri e pianure perforate dai tanti Ulisse.

Ma allore, dunque, quello che chiamiamo “Amore” non lo è, quello che chiamiamo “cielo” non lo è. Il tuo nome non è che…un nome.

Ho donato una dalia al mare. Poteva essere una rosa.

Rosa la luce delle albe.

Mancano parole mordide di sabbia.

Ora, solo un uccello orfano sulle onde profumate di bianco.

L’arcipelago di stelle.

(Foto: opera di Paolo Icaro)

 

 

 

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