Rosso di sera

17927_pJean Francois Lepage Photography

 

 

Afferrai i morbidi fianchi di Alba bloccandola con delicatezza. “Lo so Manfredi, la tua birra arriva subito. Scura, vero?”. Il sorriso di Alba. Largo e puro, acceso d’Africa e scolpito sulla pelle scura come pietra di luna.
C’era anche Ely. Prima impigliai il mio sguardo nella corona bionda dei suoi capelli. Un nido di luce scomposto ad arte per far scivolare piccole e dritte ciocche sul viso, quasi fossero uniche isolate superstiti di un cercato ordine rivelatosi poi graziosamente imperfetto. Le sue spalle appoggiate sulla porta d’entrata accanto al bancone. Il solito prosecco in mano e il solito tipo appiccicato al suo sorriso. Poi accadde. Chiuse gli occhi. Respirò profondamente una, due volte. Appoggiò il bicchiere sul bancone con delicatezza. Si scostò una ciocca dal viso. Riaprì gli occhi. Allungò una mano verso il tipo, lo bloccò e contemporaneamente si scostò da lui, ma non tanto lontano da evitare che  una forza conosciuta la spingesse verso la fila di bottiglie dietro di lei.
Un muro di vetro psichedelico tremò sotto il nero velluto del suo corpo. Cadde all’indietro così velocemente che neppure il barmann si accorse di lei. Il rosso del sangue, il rosso delle luci del locale, il rosso del suo rossetto rimasto sull’ultimo bicchiere. Questo soltanto ricordo.
Non vidi più il blu dei suoi occhi, nè l’oro dei suoi capelli.

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