Il senso di Roula per la Grecia

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Patrasso, Grecia.
Quello che amo di più della Grecia? La mia gente. Sono orgogliosa del nostro senso di ospitalità. Le case dei greci sono sempre aperte e piene di cibo pronte ad accogliere anche un ospite inaspettato. La Grecia dà senza chiedere”.
Roula punta i suoi occhi color onice oltre la mia spalla. Guarda il mare di Patrasso. Siamo arrivate da poche ore e il senso di tutto ciò che mi aspetta sembra essere già qui, in questa strana città di confine. E in Roula.

Occhi neri su lineamenti morbidi, Roula è fiera della sua appartenenza a una terra di mezzo, in cui si alternano in uno stridente perenne contrasto la grandezza raffinata di un passato antichissimo, e i segni di un altro passato, più recente e sofferente, la cui eco è rimasta incastrata nel tono risoluto di questa bella ragazza greca.
La sua voce dà spazio a un presente che non si arrende. Inizia da qui, in questo porto antico di arrivi e partente infinite, il mio viaggio nel Peloponneso.

Ho voglia di scoprire qual è il “senso di Roula per la Grecia”.

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Patrasso.
Il mio tour comincia dalla terza città più grande della Grecia, dopo Atene e Salonicco e la più grande del Peloponneso. Capoluogo del nomós di Acaia, qui a Patrasso percepisci il senso del confine.

A ovest, è ancora Mare Ionio, a est il Golfo di Corintho. Lo spartiacque è fisico, geografico, ma non solo. Il cortocircuito  visivo tra antico e moderno divide lo sguardo. Costruzioni neoclassiche e monumenti antichi recentemente restaurati dialogano a forza con palazzi martoriati dal tempo.
E poi ti stupisci. Negozi alla moda, locali frequentatissimi. Patrasso è una città dinamica, molto giovane (è un importante polo universitario) vivace e attiva. Da qui bisogna partire per scoprire l’anima del Peloponneso, l’altra Grecia. Una bellezza altra da quella bianca azzurra delle isole.

La posizione centrale di Patrasso la rende una base ideale per le escursioni a Olimpia, Delfi, Lepanto, Missolungi e il Muro di Dymaeans, chiamato anche castello di Kalogria, l’unica acropoli micenea fortificata in Grecia occidentale, a 35 chilometri a sud-ovest della città.

Valli verde intenso sotto la spuma blu di un cielo leggerissimo. Castelli medievali, piccoli golfi lucenti, tocchi fucsia di bouganville disegnati contro il mare piatto di novembre. Tutto racchiuso in corone di ulivi, gelsi, limoni e aranceti.

A meno di un’ora di macchina da Patrasso, dopo aver attraversato il ponte Rio-Antirio, ufficialmente il Charilaos Trikoupis, che attraversa il Golfo di Corinto, il mio viaggio prosegue verso la città sacra di Messolungi, capitale dell’Etoloacarnanìa, che insieme all’ Achaia e l’Ilia, è una delle provincie della Grecia Occidentale. Qui perse la vita Lord Byron nel 1824 durante la lotta d’indipendanza. Il suo cuore sarebbe conservato nel giardino degli eroi, un arioso cimitero in cui sono custoditi i resti dei patrioti ed eroi di Missolungi che lottarono e morirono per la causa greca.

É un piccolo centro, la città di Missolungi. Si respira un’aria frizzante e piena di vita. Percorrendo i vicoli di Chàrilao Trikùpi, i bar e le caffetterie, le taverne e ouzeri, i locali che servono l’ouzo (anice) accompagnato da pesce fresco, vi immergerete nell’atmosfera della Grecia autentica.

Il maggior centro urbano dell’Etoloacarnania è la città di Agrìnio, nota per i magazzini di tabacco di Papastràtos e di Papapètros, costruzioni  di archeologia urbana (risalgono al 1880) con influenze Art Déco.

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Prossima tappa Nàfpaktos (Lepanto). l suo nome greco (Ναύπακτος) deriva dalle parole greche antiche ναῦς, nave, e πήγνυμι, costruisco: la città è così chiamata perché la leggenda vuole che nel 1104 a.C. alcune tribù greche abbiano costruito delle navi per passare all’altro lato del golfo di Corinto.

Ritorno quindi a sud, nella zona periferica dell’Etolia-Arcarnania. Uno dei posti che ho amato di più del mio viaggio. Vengo accolta da un piccolo porto circondato da un’antica fortificazione che ospita la statua del loro eroe Anemoghiànni e di Cervantes, lo  scrittore spagnolo che combatté nella battaglia navale di Lepanto nel 1571. Sono infatti a poche miglia dal famoso luogo dove la flotta cristina sbaragliò quella ottomana.

Il modo migliore per scoprire la città  di Nàfpaktos è di attraversarla a piedi, salendo in alto verso la collina. Sotto di me l’azzurro perfetto del mare riflette timidamente i primi raggi color oro del tramonto.

Sul fianco ovest della città, dopo aver attraversato una pineta, domina una fortezza medioevale sopra i ruderi di un’antica acropoli ristrutturata successivamente dai veneziani. Si tratta di una delle fortezze meglio conservate della Grecia. L’unico castello in Europoa con cinque zone di difesa. Mura imponenti che precipitano a picco sul porto: da un lato, sul Korinthiakò e sul ponte di Rio e dall’altro sulla pianura.

Un’altra meraviglia archeologica e assolutamente inaspettata è il Castello di Chlemoutsi, si trova a ovest alle spalle della città di Kastro-Kyllinis, a circa 60 km da Katakolon.

Costruito in cima a una collina con una magnifica vista sulla piana di Elide e del Mar Ionio, il Castello è stato costruito nel 1220-1223 dal Principe Geoffrey I Villehardouin ed è considerato la fortezza più importante del principato franco in Acaia.
Da qui potrete facilmente raggiungere il sito archeologico dell’Elide, l’antica Olimpia. Se potete scegliete un periodo poco turistico: da ottobre a febbraio. Potreste avere la fortuna di passaggiare tra le rovine senza essere troppo disturbati dai gruppi che ogni anno invadono il sito.
Vi sentirete come trascinati indietro nel tempo. Immaginare le gare, i riti e soprattutto il momento dell’accensione della fiamma Olimpica, il fuoco sacro tenuto acceso per tutto il periodo dei Giochi Olimpici. Per gli antichi greci il fuoco aveva una connotazione divina: il mito narra che fosse stato rubato agli Dei dall’eroe Prometeo per donarlo agli uomini, e a causa di questo furto sottoposto ad eterno supplizio. Durante i Giochi Olimpici, tenuti in onore a Giove, venivano accesi altri fuochi nel tempio a lui dedicato ed in quello della dea Era.

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Il mio viaggio in Grecia si conclude qui. In una quieta giornata di pioggia, con pallidi raggi di sole che sfiorano all’improvviso l’erba bagnata del sito di Olimpia. I racconti di Elena, la mia guida, fanno ancora da sfondo ai miei pensieri. Un passato glorioso che si fonde con un presente incerto. E si mischiano con le parole di Roula e l’amore per la sua Grecia.

Ed è qui il senso di Roula per la Grecia. Nella luce brillante di una terra che riesce a risplendere anche in una grigia giornata di pioggia. 

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Pubblicato su: http://www.agendaviaggi.com/cosa-vedere-nel-peloponneso/

3 pensieri su “Il senso di Roula per la Grecia

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