Note (notturne)

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Pierre Huyghe
Paysages / Films et vidéos. A journey that wasn’t

Astro (o della notte)

Lei lo guarda ogni sera con occhi stanchi. La fronte appoggiata al vetro umido della finestra. Astro non smette mai di illuminare, ritagliandosi dai grigi dei palazzi un rettangolo di luce fluorescente.

(A S T R O) o lettere plasticose brillananti di verde polvere.

Il nome (Astro) mi dice di certe sere gonfie di neve, di cieli di velluto, di buchi neri perfetti e levigati, di sogni vacillanti, di confini amati/odiati, di occhi di qualcuno amato/odiato, di silenzi piani e paralleli, di baci nascosti vissuti e poi dimenticati, di acqua di mare e di maree, di attese lunghe e corte, di partenze e non ritorni, di parole di certi libri guaritori. Di infinito mormorato.

Ecco è qui che innesto la mia vita.

E Venere?

Venere è il terzo oggetto per luminosità del cielo dopo il Sole e la Luna.

Se si guarda il sole prima dell’alba e dopo il tramonto, Venere è lì, pallida e poi splendente di una luce bianca e giallastra, diamantina.

Venere. Annunciatrice di luce (Lucifero) e di tenebra (Vespero).

Astro (Venere) non brilla di luce propria. Stella sì, è fusione nucleare che libera energia. É luce pura, residuo esplosivo di una materia che non è più materia.

Sidus, sideris (plurale, sidera): Stella [ma anche stagione, clima, tempo, epoca].

De-siderare, “condizione in cui sono assenti le stelle”.

Nell’antica Grecia quando gli aruspici trovavano il cielo coperto dalle nuvole, non erano in grado di compiere le loro funzioni divinatorie, poichè traevano le loro profezie dall’osservazione delle stelle.

E allora il de-siderio di loro (il desiderio delle stelle) diventava profondo.

Venere, (Dea). L’Afrodite dei Romani.

Secondo Omero, figlia di Zeus e della ninfa Dione. Invece, secondo Esiodo, nata in primavera dalla spuma (dal greco afros) del mare fu fecondata dai genitali di Urano che Cronos aveva scagliato in mare dopo la ribellione contro il padre.

Appena emerse dalle onde, su una conchiglia di madreperla, Zefiro spinse Venere sulla riva dell’isola di Cipro e appena la dea mosse i primi passi sulla spiaggia, i fiori sbocciarono sotto i suoi piedi, e subito le vennero incontro le Ore, le Cariti, Peito, la persuasione, Potos, il desiderio, Himeros, la brama.

E allora Lei, la ragazza dagli occhi stanchi, immaginò che sotto quell’insegna luminosa (A S T R O) riemergesse Afrodite e le consegnasse il suo specchio.

Lei, allora, fiera si specchia e si piace, indipendentemente dall’altrui giudizio.
Ciò che conta per Lei (e per Afrodite) è il suo valore personale.
Lei (la Dea) non fa nulla per essere amata. Lei è Amore ed elargisce questo sentimento senza aspettarsi che arrivi dall’altro, come se permettese all’altro di sperimentarlo attraverso Sè stessa, senza dipendenze nè ossessioni (che non sono Amore).

Amore (Afrodite dice) è lo “scoprire sè stessi riflessi in ciò che si ama”.

De-siderare.

Un cielo pieno di stelle.

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