Purific[azioni]

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Ph. Alessandro Dotti

Il Dada…vuole sempre e solo movimento: concepisce la calma solo nel dinamismo

R. Hausmann

Volti e corpi puri, assoluti, essenziali, al limite dell’astrattismo.

Alessandro Dotti opera sulle sue immagini per sottrazione. Procede riducendo, limando, purificando lo spazio al fine di penetrare l’enigma della bellezza, l’abisso di un inconscio in cui solo il colore ha la facoltà di addentrarsi.

Protagonisti delle sue opere uomini e donne in bilico tra realtà, immaginazione e sogno. Epifanie materiche che invadono lo spazio con leggerezza pur nella definizione netta, quasi tattile delle forme. Personaggi (apparentemente) muti e senza volti diventano il luogo privilegiato di un senso tutto da immaginare.

Assenza che è anche presenza, dove l’apparente vuoto di un volto diventa spazio mentale da riempire a ogni nuovo sguardo. Lo spettatore, infatti, scardina l’apparente segreto delle figure riempiendone i contorni con il suo personale mondo interiore.

Quel volto è lui e nello stesso tempo altro da lui. É il tutto, è bellezza pura, l’assoluto che si fa particolare. É l’atto dello sguardo che avviluppando la figura in un intrico di segni mai estranei a chi guarda, ne amplifica ogni volta il significato.

Non vi è, dunque, cosa più vana nel domandarsi chi rappresentano quei volti e quei corpi. L’enigma del volto umano prende forma attraverso atmosfere sospese, immaginifiche fuori dal tempo e dallo spazio.

I corpi eleganti ed essenziali nei gesti appaiono come riflessi di una forza consapevole ma silenziosa, energica e magmatica nella loro apparente staticità (l’uso del digitale permette all’artista di creare effetti dinamici seppur nella calma silenziosa dell’immagine rappresentata) manifestazione sospesa ma potente di una bellezza, quella della donna araba, suggerita e al contempo misteriosamente svelata.

Suggestioni chiaramente surrealiste di italiana memoria quelle di Alessandro Dotti, il cui uso della luce si manifesta come un cristallizzarsi di colori ora caldi e ora freddi, sintesi di un percorso di ricerca della forma della bellezza che Dotti sembra voler letteralmente estrarre da sconosciute narrazioni di una femminilità fluttuante e misterica, potente, poi ricomposta con l’azione inedita della rielaborazione digitale consacrata qui alla rappresentazione di un corollario estetico di matrice pittorico dinamico e spaziale.

Si può dunque certamente circoscrivere la ricerca artistica ed estetica tutta di Alessandro Dotti attorno a un nuovo concetto di Rinascimento Arabo inteso come tensione continua vero un concetto di bellezza pura ed elegante, essenziale, al centro del quale vi è la donna, punto di partenza per misteriche esplorazioni dell’anima.
“Il pensiero è troppo veloce per sintetizzarlo in un’opera per questo ragione uso il digitale”.
La fotografia digitale è per Alessandro Dotti un mezzo artistico fluido dalle mille possibilità e potenzialità che consente di incanalare in maniera assolutamente personale e originale le sue intuizioni creative, modulandole in uno spartito sempre nuovo di vitalità oltre che di bellezza. La mancanza di una traccia di “attesa” nel prodotto digitale e il suo collocarsi all’interno di un continuum storico caratterizzato piuttosto dall’immediatezza che dal ricordo, rende il prodotto artistico digitale subito fruibile, e soprattutto consente all’artista di sperimentare nuove e diverse attitudini e intuizioni personali.
É così che Alessandro Dotti , figlio d’arte (il padre era un celebre fotoreporter degli anni ’60) fotografo di moda, inizia negli anni 90 a sperimentare un nuovo inedito utilizzo del mezzo digitale dando forma ad opere tutte fatalmente influenzate dalla una formazione culturale di tipo avanguardistica.

Che sia quindi l’uso tecnologico della video-art, o la messa in atto di installazioni urbane, o ancora la produzione di opere in cui la fotografia attraverso l’uso sapiente del mezzo digitale accoglie l’elemento pittorico decostruendolo, smaterializzandolo, astraendolo per poi attraverso un sofisticato programma rielaborarlo e ricomponendolo in realtà “purificate” frutto delle personali suggestioni dell’artista, il prodotto finale risulta essere sintesi originale di tecnologia e tradizione, ricerca e sperimentazione tese entrambe alla bellezza come fine ultimo dell’impulso (e gesto) creativo.

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