Tale #1

In quale giorno la notte.

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John Kleckner, Nervous man in a four dollar room, 2011.

 

In quale notte il giorno #1

Non avrebbe voluto essere lì.

Non avrebbe voluto essere. Punto.

Piove. Un fitto reticolo d’acqua piomba giù da un cielo rossiccio mischiato al nero della notte.
L’aria è calda. Richy non smette di parlare. Le sue parole vengono giù fitte e taglianti come quella stessa pioggia. Scaglie di piombo che vorresti evitare. Inaspettate, faticose. Acqua nera.

Piccole biglie trasparenti che attraversano il cielo.
In ognuna potresti leggere il tuo destino. Forse.
Intanto però non le vuoi. Provi a scansarle. Ma ti arrivano in faccia, lucide di pianto e ti costringono a sentire la pelle. La tua pelle. Ci sei. Sei vivo. Non puoi farci niente.

Le braccia incrociate sul tavolo e il collo allungato verso Manfredi. Si guarda in giro, attento. Non vuole che altri ascoltino.
La pioggia ha riempito il locale di gente. Solo il giorno prima gli ultimi brandelli di estate milanese bruciavano l’aria.

Ora, bruciava lui.
Alba cerca di rientrare nel locale aprendosi un varco tra le giacche lucide d’acqua che spingevano verso l’entrata. Porta in salvo un vassoio colmo di bicchieri vuoti.

I ricci bagnati di Alba. La pioggia.

“Allora Richy. Com’è questa storia? Non sembra niente di nuovo. Siamo alle solite, no?”. Manfredi si tira su dalla sedia, aspira l’aria umida dalle narici e raddrizza la schiena allungando lo sguardo oltre le teste bagnate degli avventori.

Dov’è Alba? E i suoi ricci neri, spessi e sfatti a causa della pioggia come le corde delle antiche ancore dimenticate negli abissi marini. Forse profumavano di mare. I riccioli di Alba.
Le parole di quel tizio davanti a lui (eppure si conoscevano da vent’anni) gli sembrano schizzi di pece nera. Incollati alla sua camicia, al suo petto.

Al suo cuore.

Manfredi si porta una mano alla gola. É secca. Ma la sete boia è nulla davanti alla voglia di alzarsi da lì e mollare Ricky.

“Niente di nuovo? Oh certo. Siamo alle solite. Certo, certo. L’avevo pensato anch’io appena ho iniziato a informarmi per il pezzo da scrivere. Se non che…”.
“Lo so Manfri, la tua birra arriva subito.” Alba e il suo sorriso.
Largo e puro, acceso d’Africa e scolpito sulla pelle scura come pietra di luna.

Manfredi per la prima volta si chiede chi è lei. Alba. Da dove arrivano il suo sorriso, i suoi ricci e gli occhi neri che ti scavano dentro. Un pensiero leggero, afferrato tra i rumori del locale, l’aria umida e le parole di Richy. Perché era lì? Cosa voleva ancora Richy da lui? Non era abbastanza quello che era successo un anno fa?
Non riesce a pensare a Richy. Non riesce a pensare a nulla. Intontito da una giornata troppo calda, e vuota. Vuota come erano stati gli ultimi dieci mesi.

Come una rosa stanca che vuole negarsi alla vista e sceglie timida un cespuglio prepotente dietro al quale far riposare il proprio grumo di petali sfatti. Lei era lì.
Ely. Le braccia perfette e nude appoggiate al bancone, il solito prosecco in mano e il solito tipo appiccicato al suo sorriso.
Manfredi alza stancamente un braccio per salutarla.

Lei risponde arpionando ai suoi i piccoli occhi azzurri, lucidi e acquosi. Sorride.
Il gesto di saluto si abbandona sulla spalla di Richy. Solo allora Manfredi lo guarda negli occhi.
Sembravano due gladiatori all’inizio della battaglia.

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